"INFLUENCER: quando micro è meglio": l'articolo di Mark-Up

"Meno follower e più engagement con la propria social community. Fino a diventare phygital"

 

(...) "Superata una certa dimensione di seguaci, un influencer diminuisce il grado di coinvolgimento con i propri follower diventando uno strumento meno efficace di influencer marketing. Una tendenza emergente mette in luce, invece, la validità dei micro-influencer, ovvero account social che contano una quantità di follower non eccessiva ma che sono in grado di creare engagement e trust con la propria nicchia di contatti in quanto capaci di comunicare le loro passioni in modo disinteressato e per questo più credibili. (...)

"A supporto di tutto ciò alcuni dati provenienti da The Startup: i tassi di engagement sono superiori del 60% rispetto a quelli di audience più estese, 6,7 volte più efficienti il che li rende più convenienti, 22,2% di conversazioni settimanali in più." (...)

"La tendenza che vede il passaggio dal macro al micro-influencer sembra sottolineare una ricerca di umanizzazione anche nel mondo social e non solo. Un’altra lettura delle tendenze attuali porta a conoscenza della figura del phygital influencer, ovvero un influencer che diventa un ambassador di un brand in un contesto amichevole fatto di relazioni con la propria cerchia di amici costruite sulla fiducia reciproca. 

Portavoce di questo trend è la startup Brandorbi che, attraverso la propria piattaforma permette ai marchi di selezionare l’influencer più adatto alle loro esigenze e di fargli organizzare un evento in una location a sua scelta coinvolgendo il suo network." (...)

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L'articolo è pubblicato sul magazine cartaceo e nella sezione premium di Mark Up, il magazine dedicato agli Strumenti per il marketing e il retail. 

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